Collezione d'arte Pietro Mortara

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Donata nel 1946 da Pietro Mortara - cannetese di nascita, milanese d'adozione - all'Ente Comunale di Assistenza di Canneto sull'Oglio in memoria della figlia Leandra, la Collezione d'arte Pietro Mortara è stata per decenni dimenticata. Nel 1984 fu presentata al pubblico con un'importante mostra a Palazzo Te a Mantova. Fu poi esposta per anni a Canneto sull'Oglio nella sala del Consiglio Comunale, prima di essere trasferita all'interno del Museo Civico nel 1997.

Attualmente la preziosa collezione di proprietà della Fondazione Casa Leandra di Canneto sull'Oglio è ospitata presso il Museo Diotti di Casalmaggiore (CR) in forza di una convenzione stipulata tra la proprietà ed il Comune di Casalmaggiore che avrà scadenza nel 2016.

La Collezione è costituita da quaranta opere pittoriche realizzate tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento. Una carrellata di spunti artistici di notevole interesse che offre al visitatore una panoramica dalla Scapigliatura al post-Impressionismo lombardo: vi si possono ammirare opere di Tranquillo Cremona, Luigi Conconi, Lino Selvatico, Antonio Pasinetti, Vincenzo Irolli, Pietro Gaudenzi, Gaetano Previati, Arturo Tosi, Ugo Bernasconi, Baldassarre Longoni, Adolfo Ferraguti Visconti, Leonardo Bazzaro e Carlo Vittori.


Pietro Mortara, il collezionista


Gli unici dati certi sulle vicende biografiche di Pietro Mortara (Canneto sull'Oglio 1872 - Cantù 17 aprile 1946) ci vengono dall'"Elogio", scritto da Giulio Superti Furga, che lo conobbe personalmente. Cannetese di nascita, Mortara si trasferì giovanissimo a Milano, proprio in quegli anni Novanta del Novecento in cui la capitale lombarda conosceva un rapido sviluppo industriale e commerciale, concretato anche in una grande espansione urbanistica. La situazione sembrava essere ottimale per un giovane desideroso di superare le originarie ristrettezze familiari con un'attività di tipo commerciale. Ebbe la fortuna, o l'intuito, di dirigersi verso un settore - quello delle tele gommate - di recente creazione ed allora in espansione: Giovanni Battista Pirelli aveva fondato nel 1872 la sua Fabbrica di gomma elastica e guttaperca, a cui seguirono iniziative collaterali di altri imprenditori e commercianti. Mortara fu assunto dal fabbricante F. Tamburini con magazzino in via Carroccio 3, cui finì per associarsi diventandone poi, nel primo dopoguerra, il successore. Già nel 1920 Mortara, possedeva parte dello stabile di via Carroccio 3, quella dove aveva sede la Ditta di copertoni impermeabili Tamburini F. di Mortara e Albanese. La raggiunta sicurezza economica fu sancita per Pietro Mortara dall'acquisto nel 1922 di tutto lo stabile di via Carroccio 3, dove ricavò, sopra ai laboratori, un elegante appartamento in cui poté concretare anche l'aspirazione a diventare collezionista di opere d'arte.

Il nucleo familiare di Pietro Mortara era costituito dalla moglie Emilia Montagna, di Broni, e dalla giovane figlia Leandra, amatissima dal padre, che le aveva imposto il nome del nonno. Leandra compare bambina - era nata nel 1907 - in uno dei primi dipinti della collezione, quel ritratto eseguito da Leonardo Bazzaro, che reca sul retro la data 1916. Nel 1931 Leandra morì prematuramente, causando un profondo dolore al padre. Assieme alla mancanza di altri eredi diretti, questo fu il motivo principale che spinse il Mortara a devolvere in beneficenza, in nome di Leandra, buona parte dei suoi beni. Il comune natale di Canneto sull'Oglio fu il principale beneficiario della generosità del Mortara: "In memoria della mia adorata Leandra che io e sua Madre abbiamo sempre pianto, lascio: alla Congregazione di Carità di Canneto sull'Oglio, provincia di Mantova, metà della mia sostanza, alla condizione che appena sarà possibile fabbricare, venga costruito un fabbricato in Canneto sull'Oglio, quale ricovero di cura per i malati poveri (Ospedale) e sulla facciata risulti scritto a miglior tecnica la seguente scritta Ospedale Leandra Mortara"; e ancora in beneficenza destinò "al nome della mia Leandra" il ricavato della vendita all'asta di quadri, oggetti d'arte e tappeti. Infine "la raccolta dei miei quadri la lascio all'Ospedale di Canneto perché ne faccia una piccola galleria" (citato dal testamento olografo registrato a Cantù il 27.4.1946). Durante la seconda guerra mondiale, Pietro Mortara e la moglie lasciarono la città per sfollare a Cantù, dove nel 1942 egli fece testamento e morì quattro anni dopo.

La Collezione

In via Carroccio 3 "nel grande salone pochi bassi mobili lasciavano all'ampiezza delle pareti di coprirsi di quadri. Ebbi l'impressione che nella disposizione fosse stata presa a base soltanto la dimensione dei dipinti, per poterne collocare un maggior numero. Eppure l'affastellamento non opprimeva ... Constatai successivamente che anche il salotto, il tinello ed altri locali accoglievano numerose opere d'arte a pennello, poche sculture fuse in bronzo, assenza invece di freddi marmi ed alabastri". Non sappiamo quando e come Pietro Mortara iniziò a raccogliere le opere d'arte che il 1 gennaio 1923 colpirono Giulio Superti Furga entrando per la prima volta in casa Mortara. Le possibilità di acquisto che offriva Milano erano molte nei primi anni del Novecento, con una situazione di mercato variamente articolata.

Punti di riferimento per i collezionisti erano da una parte poche importanti gallerie private e dall'altra alcune associazioni artistiche, risalenti come fondazione agli anni '70 del secolo precedente. La Galleria di Alberto Grubicy era la più prestigiosa e la più antica tra quelle private. Dal 1909 incominciò la sua attività Lino Pesaro, guadagnandosi subito una notevole fama di serietà e impegno anche con artisti contemporanei. La mancanza di documenti diretti sulle vendite delle gallerie milanesi non ci consente di verificare se Pietro Mortara fosse loro cliente. Una traccia é però fornita dalle opere stesse del lascito Mortara: vi compaiono Cremona, Conconi e Previati - artisti della scuderia Grubicy - mentre sul retro della tavoletta di Tosi leggiamo un "piacque a Grubicy"; da Lino Pesaro sappiamo che esposero alcuni artisti di cui Mortara acquistò opere, come Ugo Bernasconi o Adolfo Ferragutti - Visconti. Quanto alle associazioni artistiche, le principali erano: la Permanente, fondata nel 1870 e fusasi in seguito con la Società per le Belle Arti, che organizzava annualmente più esposizioni, personali e collettive; la Famiglia Artistica sorta nel 1873; la secolare Società patriottica, sia pure di minor peso e specificità. Di sicuro Mortara frequentò dal 1916 le esposizioni della Famiglia Artistica, poiché é registrato come acquirente nel prezioso bollettino della società, uscito nel periodo bellico.
Il nostro collezionista frequentava probabilmente anche le numerose case d'asta, corniciai (Tradico e Calcaterra) ed altri luoghi di ritrovo (Caffé Cova) dove si potevano trovare quadri e dove era abitudine organizzare mostre a vendere, a partire dalla fine dell'Ottocento. Ma a volte, gli acquisti dovevano essere da lui effettuati direttamente presso gli studi degli artisti. Il nucleo numericamente più consistente di opere dello stesso autore nella nostra raccolta, è quello dei Pasinetti. La ragione di questa predilezione è senz'altro da ricercare in un'amicizia personale, tanto più che sia Mortara che Pasinetti abitavano in Via Carroccio, a pochi metri di distanza. Non è escluso che il pittore abbia assunto il ruolo di "consigliere artistico" di Pietro Mortara.

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